Economia circolare: Utilizzo del CSS-C nei cementifici

La Cina a gennaio ha deciso di fermare le importazioni di plastica, mercato che assorbiva
milioni di tonnellate di rifiuti da tutto il mondo. L’Italia produce 3 milioni di tonnellate di rifiuti di
plastica secondo l’Eurostat. Di questo quantitativo, circa il 33% viene dalla raccolta differenziata
domiciliare e viene lavorato in Italia per dare vita a nuovi prodotti attraverso il riciclo. Il restante
66% sono rifiuti prodotti dalle imprese che venivano esportati verso la Cina. Il problema dello
smaltimento si pone oggi per l’Italia, che deve trovare nuovi sbocchi per queste plastiche.
Un’ipotesi che si sta concretizzando molto velocemente è l’impiego dei rifiuti di materie
plastiche insieme ad altre tipologie di rifiuti nei cementifici, dove viene prodotto cemento
bruciando calcare e che attualmente utilizzano “pet coke” o carbone petrolifero.
Il rifiuto di plastica per essere utilizzato al posto del “pet coke” deve essere lavorato per eliminare
metalli e cloro – nemico numero 1 nella combustione per i danni agli impianti, per ottenere Css
(Combustibile solido secondario).
Nel 2013 il Ministro dell’Ambiente Corrado Clini ha autorizzato, con il DM 14 Febbraio 2013 n.22,
la produzione di combustibile per i cementifici derivato da rifiuti.
I dati dell’AITEC, Associazione del settore cementiero italiano che fa capo a Confindustria,
indicano che le possibilità per l’Italia di sviluppare il settore sono ampie: in Germania il 65% del
combustibile impiegato nei cementifici è di tipo alternativo, in Belgio il 53%, in Italia solo il 13% e si
può solo espandere.
In Italia, i cementifici per poter utilizzare il combustibile alternativo devono fare investimenti in
tecnologie di combustione e di depurazione dei fumi e richiedere le autorizzazioni, le quali troppo
spesso vengono rilasciate con tempi lunghissimi non compatibili con una corretta pianificazione
industriale. Occorre cavalcare questa occasione in tempi brevi per evitare che il CSS attualmente
prodotto, invece di essere riutilizzato in Italia venga esportato e “valorizzato” in altri contesti
nazionali.
La base giuridica per avviare l’utilizzo di CSS derivato da rifiuti nei forni dei cementifici è
rappresentata dalla definizione di cui all’articolo 183 art. 1 let cc del testo Unico ambientale che
dispone il CSS è “il combustibile solido prodotto da rifiuti che rispetta le caratteristiche di
classificazione e di specificazione individuate delle norme tecniche UNI CEN/TS 15359 e

successive modifiche ed integrazioni; fatta salva l’applicazione dell’articolo 184-ter, il combustibile
solido secondario, è classificato come rifiuto speciale;
Il CSS quindi resta nell’ambito della disciplina dei rifiuti pertanto potrà essere avviato alla
combustione e al trattamento termico solo presso impianti autorizzati al trattamento di rifiuti.
La definizione richiamata fa salva l’applicazione dell’articolo 184 ter sull’end of waste che prevede
che:
“Un rifiuto cessa di essere tale, quando è stato sottoposto a un’operazione di recupero, incluso il
riciclaggio e la preparazione per il riutilizzo, e soddisfi i criteri specifici, da adottare nel rispetto delle
seguenti condizioni:
a) la sostanza o l’oggetto è comunemente utilizzato per scopi specifici;
b) esiste un mercato o una domanda per tale sostanza od oggetto;
c) la sostanza o l’oggetto soddisfa i requisiti tecnici per gli scopi specifici e rispetta la normativa e
gli standard esistenti applicabili ai prodotti;
d) l’utilizzo della sostanza o dell’oggetto non porterà a impatti complessivi negativi sull’ambiente o
sulla salute umana.
2. L’operazione di recupero può consistere semplicemente nel controllare i rifiuti per verificare se
soddisfano i criteri elaborati conformemente alle predette condizioni. I criteri di cui al comma 1
sono adottati in conformità a quanto stabilito dalla disciplina comunitaria ovvero, in
mancanza di criteri comunitari, caso per caso per specifiche tipologie di rifiuto attraverso
uno o più decreti del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, ai sensi
dell’articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400. I criteri includono, se
necessario, valori limite per le sostanze inquinanti e tengono conto di tutti i possibili effetti
negativi sull’ambiente della sostanza o dell’oggetto.
Nell’ambito della procedura end of waste il riferimento normativo specifico per poter utilizzare il
CSS derivato da rifiuti come combustibile è il DM 14 Febbraio 2013 n.22 “Regolamento che
disciplina la cessazione della qualifica di rifiuto per determinate tipologie di combustibile
solido secondario ai sensi dell’articolo 184 ter del D.lgs. 152/2006”. Con la pubblicazione in
Gazzetta ufficiale di questo regolamento, sono stati stabiliti i criteri da rispettare affinché
determinate tipologie di combustibile solido secondario (CSS), cessino di essere qualificate come
rifiuto. Inoltre il regolamento stabilisce le procedure e le modalità affinché le fasi di produzione e

utilizzo del CSS-Combustibile (prodotto), ivi comprese le fasi propedeutiche alle stesse,
avvengano senza pericolo per la salute dell’uomo e senza pregiudizio per l’ambiente. Materiale
quindi che può essere utilizzato per produrre energia termica o elettrica, dai cementifici e dalle
centrali termoelettriche, a condizione che venga rispettato quanto previsto dal DM 2013/22. Il
regolamento fornisce le definizioni di cementificio e di centrale termoelettrica: “Cementificio: un
impianto di produzione di cemento avente capacità di produzione superiore a 500 Ton/g di clinker
e soggetto al regime di cui al Titolo III-bis della parte seconda del decreto legislativo 152/2006, in
possesso di autorizzazione integrata ambientale purché dotato di certificazione di qualità
ambientale secondo la norma UNI EN ISO 14001 oppure, in alternativa, di registrazione ai sensi
della vigente disciplina comunitaria sull’adesione volontaria delle organizzazioni a un sistema
comunitario di ecogestione e audit (EMAS);
Centrale termoelettrica: impianto di combustione con potenza termica di combustione di oltre 50
MW di cui al punto 2.1, dell’allegato VIII alla parte seconda del Decreto legislativo 152/2006, in
possesso di autorizzazione integrata ambientale secondo la norma UNI EN ISO 14001 oppure, in
alternativa, di registrazione ai sensi della vigente disciplina comunitaria sull’adesione volontaria
delle organizzazioni a un sistema comunitario di ecogestione e audit (EMAS)”.
Il CSS cessa di essere rifiuto speciale e diventa quindi CSS combustibile a seguito di apposita
dichiarazione di conformità emessa dal suo produttore. Senza tale dichiarazione di conformità il
CSS rimane rifiuto. Il testo della dichiarazione di conformità è riportato nell’allegato 4 del DM.
Il CSS combustibile può derivare solo dai rifiuti urbani e speciali, purché questi non siano
pericolosi. Nell’allegato 2 del DM sono elencati i rifiuti non pericolosi non ammessi per la
produzione del CSS-combustibile (con specifici codici CER).
Il CSS combustibile può essere prodotto esclusivamente dagli impianti autorizzati ai sensi
dell’articolo 208 del d.lgs. 152/2006, oppure da quelli in possesso di AIA (Autorizzazione integrata
ambientale) e comunque sempre che siano anche dotati di certificazione ambientale di cui alla
norma UNI EN 15358 o di registrazione EMAS.
Il deposito di CSS combustibile non può avere, presso il produttore, una durata superiore ai 6 mesi
dalla dichiarazione di conformità. Se supera tale termine ritorna ad essere classificato come rifiuto.
Il trasporto deve avvenire senza stoccaggi intermedi e quindi direttamente indirizzato all’utilizzatore
(cementifici o centrali termoelettriche).

Gli utilizzatori che impiegano CSS combustibile devono rispettare le norme in materia di
coincenerimento dei rifiuti stabilite dal D.lgs. 133/2005.
Rimane ancora un tassello all’intera struttura normativa, ovvero adottare un atto interpretativo
dell’attuale normativa che stabilisca in modo chiaro il discrimine tra modifica sostanziale e non
sostanziale di un AIA. In questo modo si consentirebbe ai cementifici e alle centrali termoelettriche
soggette all’AIA di considerare come “modifica non sostanziale” l’impiego di CSS, per i quantitativi
al di sotto delle 100 tonnellate al giorno.
Per concludere questa breve disamina il DM n 22 del 2013 stabilisce i requisiti da rispettare
affinché il CSS prodotto dai rifiuti possa diventare CSS-combustibile e quindi essere considerato
come un prodotto, questo passaggio elimina la discrezionalità delle autorità locali nel rilascio
dell’autorizzazione di stabilire i criteri da rispettare. Questa impostazione che richiede una
disciplina nazionale del resto è stata confermata dalla nota Sentenza del Consiglio di stato 1229
del 28 Febbraio 2018.

Avv. Paolo Cecchetti

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