COVID-19: Salute e sicurezza nei luoghi di lavoro

I Coronavirus sono una vasta famiglia di virus noti per causare malattie che vanno dal comune raffreddore a malattie più gravi come la Sindrome respiratoria mediorientale (MERS) e la Sindrome respiratoria acuta grave (SARS).

Alla data del 17 Marzo 2020 risultano 27.980 il numero delle persone risultate complessivamente positive nel nostro Paese.

Ad oggi non esiste una cura specifica per questo particolare coronavirus denominato Covid-19. L’unico modo per non pesare sui reparti di terapia intensiva, dove vengono curati i casi più gravi (che sono circa il 15% delle persone colpite dal virus), è quello di evitare che il contagio si diffonda.

Per questo motivo il Governo ha emesso il DPCM 9 Marzo noto anche come Decreto Iorestoacasa, che limita gli spostamenti delle persone, blocca le manifestazioni sportive, sospende in tutto il Paese l’attività didattica nelle scuole e nelle università fino al 3 aprile. A seguire il Governo ha emanato il DPCM 11 Marzo con misure restrittive su tutto il territorio nazionale per contrastare l’emergenza coronavirus. Quest’ultimo provvedimento è valido sino al 25 Marzo.

Tra le misure previste sono sospese le attività di bar, pub, ristoranti. Chiusura dei parrucchieri e centri estetici. Resteranno aperti alimentari, benzinai, edicole e tabacchi oltre a farmacie e parafarmacie, ottici ed altri e servizi commerciali per generi di prima necessità come quelli per la cura degli animali. 

Le industrie resteranno aperte ma con “misure di sicurezza”, cioè purché garantiscano iniziative per evitare il contagio. Grava quindi sull’intero comparto industriale un onere duplice, da un lato quello di proseguire l’attività produttiva e di rifornimento di beni per il paese e dall’altro di tutelare la salute dei propri dipendenti in questo momento storico così particolare.

Allo scopo di fronteggiare le difficoltà delle aziende nell’affrontare il rischio biologico legato al nuovo coronavirus, in questi giorni sono stati pubblicati diversi documenti (Circolare del Ministero della Salute n. 3190 del 3 febbraio e “COVID-19: indicazioni per la tutela della salute negli ambienti di lavoro non sanitari” della Regione Veneto) fornendo indicazioni operative al fine di incrementare, negli ambienti di lavoro non sanitari, l’efficacia delle misure di contenimento adottate per contrastare l’epidemia di COVID-19. 

L’ultimo, e forse più importante, è il protocollo siglato il 14 marzo per la sicurezza nelle aziende tra sindacati e imprese in accordo con il Governo. Il documento consiste in 13 punti volti a contrastare e prevenire la diffusione del nuovo coronavirus nei luoghi di lavoro:

  1. Obbligo di restare a casa se con febbre oltre 37.5 o altri sintomi influenzali e di chiamare il proprio medico di famiglia.
  2. Controlli all’ingresso, ovvero il personale potrà essere sottoposto al controllo della temperatura corporea.
  3. Limitare i contatti con i fornitori esterni individuando procedure di ingresso, transito e uscita, al fine di ridurre le occasioni di contatto con il personale. 
  4. Pulizia giornaliera e sanificazione periodica dei locali e degli ambienti di lavoro (comprese tastiere, schermi ma anche distributori di bevande, ecc…).
  5. È obbligatorio che le persone presenti in azienda adottino tutte le precauzioni igieniche, in particolare per le mani. L’azienda deve verificare di mettere sempre a disposizione idonei mezzi detergenti.
  6. E’ necessario l’uso delle mascherine e di altri dispositivi di protezione individuali (guanti, occhiali, tute, cuffie, camici) conformi qualora le distanze tra il personale siano minori di 1 metro.
  7. Accessi contingentati per gli spazi comuni (mense, spogliatoi, aree fumatori).
  8. Chiusura dei reparti non necessari e dove possibile ricorso allo smart working.
  9. Rimodulazione dei livelli produttivi e dei turni con l’obiettivo di diminuire al massimo i contatti e di creare gruppi autonomi, distinti e riconoscibili.
  10. Utilizzare in via prioritaria gli ammortizzatori sociali o se non fosse sufficiente utilizzare i periodi di ferie arretrati e non ancora fruiti.
  11. Stop trasferte e riunioni. Non sono consentite neanche le riunioni in presenza (solo quelle urgenti ma con un numero ridotto di persone e a un metro di distanza interpersonale).
  12. Orari ingresso-uscita scaglionati.
  13. Gestione di un caso sintomatico. Nel caso in cui una persona presente in azienda sviluppi febbre e sintomi di infezione respiratoria come la tosse, lo deve dichiarare immediatamente all’ufficio del personale, si dovrà procedere al suo isolamento e a quello degli altri presenti dai locali. L’azienda avverte immediatamente le autorità sanitarie competenti e i numeri di emergenza per il Covid-19 forniti dalla Regione o dal ministero della Salute. L’azienda inoltre collabora per la definizione degli eventuali contatti stretti. È costituito in azienda un Comitato per l’applicazione e la verifica delle regole del protocollo di regolamentazione con la partecipazione delle rappresentanze sindacali aziendali e del RLS.

E’ bene anche sottolineare come il datore di lavoro debba garantire la privacy e una gestione oculata dati sensibili dei propri lavoratori. A tal proposito il Garante Privacy invita tutti i titolari del trattamento ad attenersi alle indicazioni del Ministero della salute senza effettuare iniziative autonome che prevedano la raccolta di dati anche sulla salute di utenti e lavoratori che non siano normativamente previste o disposte dagli organi competenti.

L’accertamento e la raccolta di informazioni relative ai sintomi tipici del Coronavirus e alle informazioni sui recenti spostamenti di ogni individuo spettano agli operatori sanitari e al sistema attivato dalla protezione civile. Ovvero, gli organi deputati a garantire il rispetto delle regole di sanità pubblica recentemente adottate.

Resta fermo l’obbligo del lavoratore di segnalare al datore di lavoro qualsiasi situazione di pericolo per la salute e sicurezza sui luoghi di lavoro.

Infine vogliamo ricordare come il 17 Marzo è stata emesso il nuovo modello di autocertificazione (che ciascun lavoratore deve portare con sé per gli spostamenti di lavoro e il tragitto casa-lavoro e viceversa). Il nuovo modello contiene una nuova voce con la quale l’interessato deve autodichiarare di non trovarsi nelle condizioni previste dall’art. 1, comma 1, lett. c) del D.P.C.M. 8 marzo 2020 che reca un divieto assoluto di mobilità dalla propria abitazione o dimora per i soggetti sottoposti alla misura della quarantena ovvero risultati positivi al virus “COVID-19”.

Il nuovo modello prevede anche che l’operatore di polizia controfirmi l’autodichiarazione, attestando che essa viene resa in sua presenza e previa identificazione del dichiarante. In tal modo il cittadino viene esonerato dall’onere di allegare all’autodichiarazione una fotocopia del proprio documento di identità.

Ricordiamo come gli uffici di Ecoman restano sempre aperti in smart working, per assistere i nostri clienti, oltre che nella gestione ordinaria, anche in questa delicata fase di contrasto al Covid-19.

LEAVE COMMENT